Introduzione
La Thailandia è uno di quei viaggi che sembrano contenere più viaggi insieme. In due settimane ho attraversato città caotiche e villaggi remoti, antiche capitali immerse nella giungla e isole che sembrano disegnate. Un itinerario intenso ma equilibrato, capace di raccontare l’anima più autentica del Paese, senza rinunciare allo stupore.
Bangkok è stato l’inizio perfetto. Una città che non ti accoglie con delicatezza, ma ti travolge. Rumori, odori, colori: tutto è amplificato. Spostarsi tra tuk tuk, barche sui canali e pulmini affollati è già parte dell’esperienza. Il Palazzo Reale, con le sue decorazioni dorate e la precisione quasi ossessiva dei dettagli, restituisce tutta la sacralità della monarchia thailandese. Poco distante, il Wat Pho con il suo Buddha sdraiato colpisce per le dimensioni, ma soprattutto per il senso di quiete che riesce a creare nonostante il flusso continuo di visitatori. Il mercato galleggiante, invece, è uno di quei luoghi sospesi tra tradizione e quotidianità, dove la vita scorre sull’acqua con una naturalezza disarmante.
L'Esperienza
Lasciare Bangkok su un treno notturno è stato come cambiare mondo mentre si dorme. Al risveglio, Chiang Mai accoglie con un ritmo completamente diverso. Qui il viaggio si fa più lento, più profondo. Dal nord parte uno dei momenti più intensi dell’esperienza: il trekking tra i villaggi montani del Triangolo d’Oro. Camminare tra foreste e sentieri sterrati, incontrare le etnie Akha, Meo e Lahu, dormire nei villaggi e condividere gesti semplici ha dato al viaggio una dimensione umana fortissima. Non folklore costruito, ma vita reale, fatta di sguardi, silenzi e ospitalità autentica. Il percorso verso Chiang Rai completa questo tratto più intimo della Thailandia, lontano dalle cartoline.
Scendendo verso sud, il Paese cambia ancora pelle. Le antiche capitali raccontano una Thailandia diversa, fatta di spiritualità e grandezza passata. Ayutthaya e Sukhothai, esplorate in bicicletta, sono luoghi che parlano sottovoce ma lasciano il segno. Le rovine dei templi, avvolte dalla vegetazione, restituiscono un senso di equilibrio tra uomo e natura che è difficile ritrovare altrove. A Lamphun e Lampang, i templi decorati con fiori di loto e statue di Buddha mostrano una devozione quotidiana, semplice, mai ostentata.
La natura torna protagonista nel Parco Nazionale di Erawan. Le sette cascate immerse nella foresta tropicale sono un’esplosione di verde e acqua color smeraldo. Tuffarsi lì significa sentirsi piccoli, ma incredibilmente presenti. Poco distante, Kanchanaburi aggiunge un capitolo più riflessivo al viaggio. Le case-chiatta sul fiume, il celebre ponte sul fiume Kwai e la memoria storica del luogo creano un contrasto forte, ma necessario, con la leggerezza vissuta fino a quel momento.
L’ultima parte del viaggio è quella che molti sognano quando pensano alla Thailandia, e che difficilmente delude. Koh Tao, Koh Phangan e Koh Samui sono tre isole diverse, complementari. Foreste di palme da cocco, strade lente, spiagge che cambiano colore a seconda della luce. Allontanandosi di pochi chilometri dalla costa si entra nel Parco Marino di Mu Ko Ang Thong, uno dei luoghi più spettacolari visti in vita mia. Qui di notte si rimane da soli in mezzo al mare, sotto le stelle e la luna, ma la luce arriva anche dal mare qui ho visto per la prima volta il mare illuminarsi grazie al plancton che si vede a occhio nudo, creando una sensazione quasi irreale, come nuotare dentro una galassia liquida.
La Thailandia è un viaggio che richiede attenzione, rispetto e una buona organizzazione, ma che restituisce moltissimo. È la versione estiva del sogno asiatico, sì, ma anche un Paese complesso, stratificato, capace di alternare spiritualità, natura e caos urbano senza mai perdere identità. Due settimane non bastano per capirla fino in fondo, ma sono sufficienti per far nascere quella sensazione rara: quella di voler tornare, sapendo che ogni volta sarà diversa.