Introduzione
Le colline dell’Oltrepò Pavese sono timide solo a prima vista. Appena ci entri — tra vigneti ordinati, strade di campagna e borghi medievali — capisci che qui c’è un’Italia da scoprire, genuina e profonda, fatta di persone, tradizioni e paesaggi che si rivelano piano piano, come quei panorami che si svelano solo dopo una curva. A una manciata di chilometri da Milano e ancora più vicino dalla mia città Garlasco, l’Oltrepò è un territorio spesso sottovalutato, forse anche a causa di campanilismi i che per anni ne hanno limitato la promozione territoriale. Ma negli ultimi anni, grazie allo sforzo di produttori, comunità locali e appassionati di turismo lento, qualcosa sta cambiando e queste colline cominciano a essere riconosciute per quello che sono: un angolo di paradiso meno battuto, ricco di storia, natura e gusto.
Geograficamente l’Oltrepò Pavese è un luogo di transizione, dove la pianura padana lascia spazio a colli dolci e poi alle vette più aspre dell’Appennino. La Valle Staffora, che s’incunea tra Piemonte ed Emilia fino a lambire quasi la Liguria, racconta visivamente questa geografia di passaggi e scambi. È qui che si incontrano paesi come Varzi, Golferenzo, Zavattarello e tanti altri borghi che sembrano sospesi nel tempo, con vicoli di pietra, piazzette tranquille e scenari collinari che mutano luminosità pagina dopo pagina mentre il sole sale o tramonta.
L'Esperienza
L’Oltrepò è anche terra di castelli. Sono testimonianze tangibili di una storia medievale complessa, dominata da famiglie nobili, signorie e antichi feudi. Il Castello di Zavattarello, con le sue mura imponenti, domina il paese e la valle; il Castello di Montalto Pavese svetta sulle colline circostanti con un fascino severo ma elegante; il borgo di Varzi conserva le tracce del Castello Malaspina, testimonianza di un passato strategico lungo la storica Via del Sale, antica arteria commerciale che collegava la Pianura Padana con i porti liguri per il trasporto del sale e delle merci. In epoca medievale, lungo questa via trovavano lavoro muli e mercanti, scambiando beni e favorendo lo sviluppo di comunità come Varzi, fulcro di incontri e commercio lungo le colline.
Nei piccoli borghi del territorio ogni pietra parla di storia, ma anche di resilienza: mura antiche che hanno visto guerre, commerci e cambiamenti, e oggi accolgono passeggiate lente tra vicoli e piazzette, invitando chi visita a fermarsi, ad ascoltare, a percepire la memoria dei luoghi. La bellezza dell’Oltrepò non è urlata, non è spettacolare come quella delle grandi mete super note; è nascosta nelle pieghe di un paesaggio che si svela solo a chi ha voglia di abbracciarlo con calma.
Se il vino è il protagonista indiscusso, la cucina dell’Oltrepò Pavese non è da meno. Qui l’enogastronomia è un patrimonio di identità: il salame di Varzi DOP è celebre non solo per la sua qualità ma per essere simbolo di una tradizione antica, legata alle stagionature lente delle cantine di pietra; la Bonarda e gli spumanti da metodo classico si abbinano a piatti generosi come il brasato o i bolliti, dando vita a un’esperienza sensoriale completa. Ogni piatto nelle intime osterie dei borghi o negli agriturismi tra i vigneti diventa un momento romantico e imperdibile.
La cucina dell’Oltrepò è anche memoria collettiva: gli agnolotti pavesi, ripieni di carne brasata nel vino, non sono semplici paste ripiene, ma un rito legato alla famiglia e alla comunità. Tradizionalmente preparati in famiglia con mani esperte, questi agnolotti raccontano secoli di storia culinaria, cultura contadina e senso di festa. Ci sono persino varianti particolari come il “Bata Lavar”, un agnolotto gigante simbolo di abbondanza e convivialità, e manifestazioni come il Palio dell’Agnolotto, che celebrano questa tradizione gastronomica con competizioni tra ristoranti e realtà locali.
In tutta la regione emergono agriturismi e strutture ricettive rurali che sposano perfettamente l’ospitalità con la tradizione enogastronomica. Qui puoi degustare vini e prodotti tipici, ma anche immergerti nella natura circostante, partecipare a degustazioni guidate o semplicemente godere di un panorama che cambia colore con le stagioni, dalla primavera rigogliosa all’autunno dorato, quando le vendemmie animano le colline e le sagre portano in tavola funghi, tartufi e prodotti locali.
Per chi sceglie di fermarsi, esistono anche esperienze d’alloggio particolari, come tiny house e sistemazioni eco‑friendly immerse tra i vigneti, che offrono comfort e uno sguardo privilegiato sul paesaggio collinare. Svegliarsi circondati dai filari di Bonarda o Pinot Nero, con sulle spalle il profilo di un castello antico, trasforma un weekend in un ricordo indelebile.
L’Oltrepò Pavese non è solo vino e gastronomia, però. È anche natura incontaminata, con percorsi trekking che seguono antichi tratturi come la Via del Sale che collegava milano con la liguria, sentieri che si intrecciano tra boschi e colline e scorci panoramici perfetti per chi ama camminare o pedalare. La Greenway Voghera‑Varzi è un esempio di come si possa esplorare il territorio in modo lento, tra storia e natura, pedalando lungo antichi tracciati ferroviari dismessi che ora sono piste ciclabili panoramiche.
L’Oltrepò Pavese non offre solo grandi nomi o attrazioni famose, ma invita a guardare, assaporare e ascoltare con lentezza. Qui si attraversano borghi medievali, si incontrano persone legate alla loro terra, si gustano vini e piatti che raccontano tradizioni secolari. È un luogo dove la scomodità dei tempi lenti diventa una virtù, dove ogni itinerario può intrecciarsi con una storia, e dove il turista diventa lentamente viaggiatore.