Poco distante, Muttrah è uno dei quartieri più affascinanti della capitale. Qui il tempo sembra rallentare lungo la Corniche, perfetta per una passeggiata nel tardo pomeriggio, quando il sole scende e il mare si colora di riflessi caldi. Il Muttrah Suq è un intreccio di profumi, stoffe, incenso e spezie, un labirinto in cui perdersi senza fretta. Camminando si incontrano le tracce della dominazione portoghese, visibili nelle architetture delle vecchie case, e si scorge la moschea Masjid Al Rasool al A’dham, con la sua cupola e il minareto rivestiti di maioliche blu che catturano subito lo sguardo.

Dall’alto, il quartiere si svela in tutta la sua bellezza salendo verso il Muttrah Fort. Costruito dai portoghesi con finalità militari, oggi non offre ambienti interni visitabili, ma regala una vista magnifica sul porto, sulla Corniche e sull’intreccio di case bianche che si affacciano sul mare. È uno di quei luoghi in cui fermarsi, respirare e capire davvero dove ci si trova.

Nel cuore della Old Muscat si incontra il Palazzo Reale Al Alam, residenza ufficiale del sultano Qaboos. Non è visitabile all’interno, ma anche solo osservarlo dall’esterno è sufficiente per coglierne la solennità. Incorniciato dai forti di Mirani e Jalali, sembra quasi sospeso tra mare e montagna, simbolo di un potere discreto e profondamente legato alla storia del Paese. A pochi passi, il National Museum completa il racconto dell’identità omanita. Con migliaia di reperti, il museo ripercorre la storia del Sultanato, dalle rotte commerciali alle tradizioni, fino alla nascita dell’Oman moderno.

Fuori dalla Old Muscat si incontra uno dei luoghi più impressionanti del viaggio: la Sultan Qaboos Grand Mosque. Monumentale ma mai opprimente, è un capolavoro di equilibrio e spiritualità. I giardini curati, le gallerie decorate, il tappeto persiano immenso e il lampadario monumentale creano un’atmosfera di grande pace. È uno di quei luoghi che colpiscono non per l’ostentazione, ma per l’armonia. Poco distante, la Royal Opera House racconta un altro volto del Paese. Voluta dallo stesso sultano, è il primo teatro della Penisola Arabica e dimostra quanto cultura e tradizione possano convivere con una visione moderna. Gli interni, ricchi di legni scuri e decorazioni raffinate, sono sorprendenti.

Lasciata Muscat, il viaggio prosegue lungo la costa. La prima tappa è il Bimmah Sinkhole, una grande cavità naturale colma d’acqua turchese, seguita da Fins Beach, dove il bianco delle rocce e il blu intenso del mare creano un contrasto quasi irreale. Ma è il Wadi Shab a lasciare il segno. Un canyon spettacolare, dove il percorso alterna camminate, nuotate e passaggi tra le rocce. Dopo aver attraversato il fiume in barca, si entra in un paesaggio sempre più selvaggio, fino a raggiungere piscine naturali e una grotta nascosta. È un’esperienza immersiva, fisica, che riconnette completamente con la natura.

La giornata si chiude a Sur, città di marinai e cantieri navali. Qui si costruiscono ancora a mano i dhow, le tradizionali imbarcazioni omanite. Passeggiare fino al faro di Ayjah, tra case dallo stile zanzibarino, regala uno sguardo autentico sulla vita costiera del Paese.

Il giorno successivo è dedicato all’interno. Wadi Bani Khalid accoglie con acque limpide e palmeti rigogliosi, un’oasi vera e propria. Poco dopo, il paesaggio cambia radicalmente con l’ingresso nel deserto del Wahiba Sands.L’ingresso nel deserto del Wahiba Sands è uno di quei momenti che restano impressi. L’asfalto scompare lentamente e viene inghiottito dalla sabbia, l’orizzonte si apre e il silenzio diventa quasi assordante. Arriviamo nel pomeriggio, quando la luce inizia a farsi più calda e le dune assumono sfumature dorate e rosate che cambiano a ogni minuto. Prima di addentrarci nel cuore del deserto, abbassiamo la pressione delle gomme: da qui in poi si gioca secondo le regole della sabbia.

Parte il dune-bashing, una delle esperienze più divertenti del viaggio. I fuoristrada salgono e scendono lungo le dune come montagne russe naturali, tra discese improvvise e curve morbide, con la sabbia che vola tutt’intorno e il sole che cala lentamente all’orizzonte. È adrenalina pura, ma sempre rispettosa del luogo: qui nulla è eccessivo, tutto è in equilibrio.

Poi il ritmo cambia. Scendiamo dai mezzi e il deserto mostra il suo lato più umano. Tra le tende beduine e le acacie sparse, facciamo amicizia con i cammelli, curiosi e placidi, simbolo assoluto di queste terre. Li accarezziamo, li osserviamo da vicino, ci fermiamo a chiacchierare con le guide locali che raccontano storie di vita nel deserto, di notti stellate e di carovane antiche. Il tramonto è uno spettacolo silenzioso: il cielo si infiamma, le ombre si allungano e il Wahiba Sands si trasforma in un mare immobile di dune.

La sera porta con sé un’aria più fresca e una pace difficile da descrivere. Il deserto di notte è essenziale, autentico, vero. È qui che l’Oman mostra una delle sue anime più forti: selvaggia ma accogliente, semplice e profondamente emozionante.

Nizwa rappresenta l’anima storica e religiosa dell’Oman. Antica capitale dell’Imamato, conserva un centro storico affascinante e un forte straordinariamente ben conservato. Camminare tra i suoi corridoi, salire sulle torri e osservare dall’alto palmeti, moschee e montagne restituisce una visione completa del territorio. Il suq dei datteri, le ceramiche, l’asta del bestiame del venerdì mattina raccontano una città ancora profondamente legata alle sue radici.

L’ultima parte del viaggio attraversa castelli, montagne e villaggi antichi. Bahla, con il suo forte in mattoni di fango patrimonio UNESCO, sembra uscita da un racconto antico. Jabreen Castle sorprende per la sua eleganza: non una fortezza difensiva, ma un luogo di studio, poesia e sapere, con interni decorati e viste aperte sui palmeti. Salendo verso il Jebel Shams, il punto più alto del Paese, il paesaggio cambia ancora. Qui l’Oman mostra il suo lato più spettacolare, con canyon profondissimi e sentieri sospesi nel vuoto, come il celebre Balcony Walk. Al Hamra, uno dei villaggi più antichi, chiude il cerchio con le sue case di fango e paglia, il silenzio e i colori caldi del tramonto.

Gli ultimi giorni riportano verso il mare, con una parentesi di relax e natura alle isole Daymaniyat. Area marina protetta, acque cristalline, snorkeling tra pesci e, con un po’ di fortuna, tartarughe. Un finale perfetto per un viaggio che non è mai stato solo scoperta, ma incontro.

L’Oman è questo: un Paese che non ha bisogno di stupire con eccessi, perché la sua forza sta nell’equilibrio. Tra passato e futuro, deserto e mare, tradizione e apertura. Una perla autentica, capace di lasciare un segno profondo in chi la attraversa.